Una mascherina “home made”, fatta in casa, ovvero: l’istinto di proteggere

Questa l’idea del gruppo “Tutteinsiemeperesistere” formato da signore esperte di cucito del comune di Bagno a Ripoli quando, all’inizio di marzo arrivavano tantissime richieste di aiuto per la mancanza di presidi. La loro testimonianza è stata raccolta dalla nostra Caritas, nell’ambito dell’iniziativa #nessunosisalvadasolo

“L’idea poi che ogni mascherina potesse proteggere una persona, ci gratificava molto…”

Proteggere: che parola potente nella sua origine latina, con quel suffisso “pro” davanti e “tegere”, coprire! Una parola che dice la forza elementare di una tensione comune, di un istinto atavico: il coprire che difende, che nasconde chi amiamo dagli effetti di una forza impietosa… Fa tanto pensare nell’estate Covid-19 della movida…

 

#𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨𝐬𝐢𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚𝐝𝐚𝐬𝐨𝐥𝐨

I primi di marzo, leggevamo delle tantissime richieste di aiuto anche da parte del personale sanitario, per la mancanza di presidi, soprattutto di mascherine. Il nostro comune di Bagno a Ripoli è pieno di donne esperte di cucito, che grazie a strumenti idonei, potevamo confezionarle. Per esperienza lavorativa precedente di 2 persone, è stato possibile avere un tessuto ad hoc e cotone idrorepellente da un grande ingrosso. La disponibilità di una tagliatrice esperta e di tante amiche, hanno fatto il resto. I commercianti di Grassina, che avevano un grande bisogno di mascherine, hanno finanziato il primo acquisto. Potevamo così iniziare. In seguito, i finanziamenti sono arrivati da altre associazioni, da notevoli donazioni di amiche, incapaci di cucire, ma desiderose di esserci, e dalle stesse cucitrici che si sono autofinanziate. Il lavoro poteva così continuare. Le prime mascherine sono state distribuite nei negozi di Grassina, i pochi rimasti aperti, mentre i fondi raccolti sono stati devoluti all’Ospedale Santa Maria Annunziata.

Le mascherine sono state poi distribuite a varie associazioni, tra cui:

  • Piccole Sorelle dei poveri;
  • Casa Stenone;
  • Caritas di Grassina e Bagno a Ripoli per inserirle ai pacchi dei viveri;
  • Due pubbliche assistenze;
  • Varie infermiere e altre associazioni.

In seguito, abbiamo fatto delle mascherine coloratissime per bambini e ragazzi in 3 taglie, che il Comune ha distribuito (n.2 cad. uno), attraverso la protezione civile, porta a porta, insieme a quelle (n.1 cad. uno) per il resto della famiglia. Anche in tal caso le donazioni, sono state devolute all’OSMA, questa volta grazie al contributo di una banca. Una vera e propria gara di solidarietà che ha permesso di formare un gruppo numeroso di donne di ogni età, anche all’Antella e a Bagno a Ripoli, che grazie a una staffetta autorizzata dal sindaco, poteva muoversi nei giorni della fase acuta della pandemia. In tutto abbiamo fatto quasi 30.000 mascherine, le ultime 2.000 solo per i carcerati di Sollicciano.

Il gruppo WhatsApp si chiama: “Tutteinsiemeperesistere” ed è stato proprio così! È stato un dono che abbiamo fatto a ognuna di noi, per l’amicizia creata, anche solo attraverso i messaggi che ci siamo scambiate e che ci hanno permesso di superare lo smarrimento, la solitudine e la paura, soprattutto dei primi giorni. L’idea poi che ogni mascherina potesse proteggere una persona, ci gratificava molto.

Siamo 74, tra noi anche qualche amica della Caritas parrocchiale. Abbiamo preteso e mantenuto l’anonimato sui social e nei piccoli articoli dei giornali. Ma non vediamo l’ora di poterci incontrare e scoprire il volto di tutte.

Don Fabio Marella