La testimonianza di Giuseppe, medico, socio di Azione Cattolica della parrocchia di S.Cuore a Capodimondo

Tra paura e sacrificio, sgomento e consolazione

Dalla fase acuta del lockdown a quella presente… Giuseppe nella sua missione di medico ci richiama ad un compito di alta responsabilità. Nessuno è esente dalla paura e non bisogna dimenticare ciò che è accaduto. Ora più che mai, davanti alla ripresa dei contagi, occorre un patto di fiducia e di solidarietà perché, ci ricorda Giuseppe  : “C’è del buono in tutti gli umani e in ciascuno di noi! E qualche volta, questo “buono” finalmente appare, come questa volta!

 

Forse ancora è troppo presto per scrivere le sensazioni vissute da parte di un medico cattolico che si è ritrovato, all’improvviso, all’interno di una situazione di emergenza con altissimo rischio di veder morire i suoi pazienti non per la patologia per cui erano trattati, e frequentemente in questi anni con successo, ma piuttosto a causa di una infezione che ha trovato la moderna medicina impotente. Impotente, sì! Che termine… e chi lo avrebbe pensato fino a qualche … ora prima? L’umanità vincente inerme! Il mondo affannato con strumenti di vita incentrati più sull’apparire che sull’essere, sgomento, e impreparato davanti alla morte.

Noi medici avevamo, evidentemente per primi, capito che la patologia che progrediva in modo subdolo, insidioso, sarebbe stata sicuramente inarrestabile per molto tempo e avrebbe contagiato e portato via molte persone, senza distinzione di etnia, stato sociale, e in molti casi senza distinzione di ruolo nella nostra opulenta società, senza distinzione di età e sesso. Ma nel nostro cuore sapevamo già che molti babbi e nonni li avremmo persi. Ancora però non sapevamo, all’inizio, come. E cioè che li avremmo persi in solitudine, in una tragica solitudine che avrebbe lacerato i nostri cuori. Così è accaduto! E guai a dimenticarlo!

“Ascolta “, dicevo a mia moglie, pediatra, “dobbiamo assolutamente evitare di portare a casa il virus”! Ma come si fa? Già dopo qualche giorno, a febbraio , si decise di mantenere le nostre figlie, Ginevra e Sofia, lontane da noi che ogni giorno si rientrava dal lavoro in ospedale. A tavola, a cena (perché a pranzo eravamo quasi sempre in ospedale entrambi) , si preparava e poi le nostre figlie cenavano prima di noi. La sera eravamo “divisi”, loro nelle loro camere e noi in sala. Appena, prima mia moglie, e dopo qualche giorno io, cominciammo ad avere dei contatti con pazienti francamente positivi o verosimilmente infetti, l’ansia divenne palpabile. Dormivamo separati e stavamo con mascherine in casa! Quando si rientrava , mettevamo scarpe e giacche in terrazza per tutta la notte, divisi rigorosamente nell’uso di bagni e cucina.

Non sono giovanissimo e temevo davvero, se contagiato, di non farcela e così mi preparavo al peggio ma con serenità. Avevo preparato una mail, salvata in bozza nella mia casella aziendale, con un saluto a mia moglie e alle mie figlie. Avrei potuto spedirla, mi dicevo, dal telefonino in un batter d’occhio se avessi avvertito i sintomi, e l’imminente distacco da loro! È sempre li pronta per essere spedita!

Ricordo l’ultima sera che partecipai alla Messa ricevendo l’Eucarestia, “di soppiatto”. Da qualche ora i regolamenti erano cambiati … mi sentivo un cristiano nelle catacombe!
Eppure quanta spiritualità e pensieri hanno suscitato quei giorni, e ancora oggi! Mi dava consolazione recitare: ”abbi pietà di me, Signore!” E lo ripetevo quasi continuamente da quando mi svegliavo al mattino, durante il tragitto per recarmi in Ospedale e poi spesso durante la giornata (“quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto…”). Ma in ospedale si sorrideva. Il personale sanitario spesso sorride, sapete! Ride e sdrammatizza! Ci facciamo coraggio fra noi sempre! Chi pensa al medico “distaccato” e “freddo” che comunica una severa diagnosi a parenti , o purtroppo talvolta l’exitus, ebbene pensa una grande sciocchezza! Io sorrido e scherzo sempre con le mie infermiere e le chiamo per nome spesso per scherzare, senza motivo: “dica dottore”, e io: “niente chiamavo così”… e rido!… ). Perché chi non fa il nostro lavoro, non potrà mai capire che molte delle “cavolate” e delle “robe assurde” e le “battute” che ci raccontiamo, negli intervalli, sempre più rari, servono a farci sorridere, e così ricaricarci! Ma servono, principalmente, a camuffare le lacrime! Solo noi umani siamo capaci di difenderci così bene! Ma chi osserva da lontano non può capire, non può comprendere!

Ma questo fino a “ ieri”! Ora il virus ci ha scoperto e molti, finalmente, ci vedono diversamente, e ci comprendono di più. Molti ci ammirano! Ma noi siamo sempre quelli! Penso alla foto fatta girare, di non so quale ospedale, qualche tempo fa. Nella foto è ripresa una sosta caffè del personale sanitario, accadeva qualche tempo fa! Mi viene da piangere… ma anche sorridere a pensare a chi l’ha additata nei mass media come segno di noncuranza del personale sanitario! Noncuranza ? Noncuranza attribuita a chi più di tutti non fa altro che curare le pene altrui, e non solo fisiche! Mah!

Però dopo questa “ tragedia”, che per la prima volta ci trova inermi ( speriamo per poco! ), ebbene tutti, spero davvero tutti, abbiano capito! Perché, alla fine, cari amici, l’uomo è solidale! C’è del buono in tutti gli umani e in ciascuno di noi! E qualche volta, questo “buono” finalmente appare, come questa volta! Ecco perché penso che, dopo questa tragedia, ci scopriremo tutti migliori! Ne sono certo!

In Oncoematologia bisognava continuare, non potevamo certo “ chiudere”, diagnosi e terapie sono “salvavita” per le patologie ematologiche e ci permettono, grazie ai progressi, ottime aspettative di vita e anche guarigioni da patologie non molto tempo fa a prognosi infausta (penso a don Milani affetto da un Linfoma che sarebbe sicuramente guarito se fosse vissuto oggi).

Ma la medicina come la scienza non sono padroni del tempo e dello spazio, e Covid19 ci sta redarguendo!  Molti infermieri del Day Hospital oncologico erano impauriti. Una pianse una sera perché si diceva preoccupata per la sua figliola, piccola! Come tutti noi aveva paura non tanto per sè ma per i figli! Cercavo sempre di far sorridere tutto il team, con battute. Ma anche io avevo paura!

I medici, più che i pazienti e i sani, devono essere persone (“persona”, antico termine etrusco, significa maschera) e camuffare i sentimenti per poter incoraggiare il loro prossimo, che sono i pazienti. Poi però, quando siamo soli la sera, dopo una giornata in cui abbiamo incontrato tantissimi malati, molti febbrili (magari per la patologia ematologica e non per infezione da Covid, ma i dubbi ti attanagliano fino all’esito del tampone), ebbene la paura è tanta. E rientrando a casa contiamo i giorni possibili di incubazione dopo i quali potremmo avere i sintomi. E questo accade ogni giorno fino ad oggi! perché sia io che Elena, ogni settimana, incontravamo centinaia di persone fra colleghi e pazienti. Tutti potenziali veicolo di contagio!
Sì, cari amici, in quei giorni era proprio come se “malati” curassero “altri malati”! Ma il personale sanitario “malato” di paura, e moltissimi anche morti per portare “vita”, non l’ha dato a vedere!

E la sera poi non infrequentemente ero assalito da angoscia! Ricordo il giorno di San Giuseppe, mi aveva scritto su Whatsapp il mio padre spirituale: “Carissimo tanti cari auguri di buon onomastico. Un ricordo e una preghiera per te oggi”. Ma era la sera dell’angoscia (la ricordo oggi, per voi, quella sera perché mi sentivo come Gesù solo nell’orto degli ulivi…), e così lasciai la maschera e di getto risposi: “Grazie! Ma ti confido che temo molto per noi! Anche per mia moglie e le mie figlie, e mi dispiacerebbe anche se rimanessero sole, perché sono ancora fragili! Questo mi distrugge! Ma mi chiedevo: Dio mi riceverà mai così, all’improvviso… ,senza preparazione e indaffarato per il lavoro!… recito solo Ave Maria e ripeto spesso durante il giorno “abbi pietà di me” perché mi sento davvero peccatore, stanco, e temo di non vedere la Luce nel Paradiso quando mi chiamerà! Ma mi affido alla Provvidenza nello sconforto! Scusami lo sfogo e di renderti partecipe dei miei pensieri! Tienili per te solo questi miei pensieri, per te e il Signore nostro a cui ti prego tanto di porgerli durante l’Eucarestia! Entro ora a Santa Maria Nuova, oggi sarò qua! che la Madonna ti protegga insieme ad i tuoi cari! A presto .. ma sempre e solo come Dio vorrà ! Speriamo domani sia migliore di oggi, con tutta la povera gente morta sola… sola! Un abbraccio!”.
Questo scrissi di getto! Trovai conforto in quello che mi rispose e piansi chiuso nello studio a casa. Lessi e rilessi la risposta sul telefonino: “Carissimo forza, non temere. Fai un lavoro che è una MISSIONE che Dio ti ha dato. Lui ti sta accanto e la Vergine Maria ti guida. Ricorda sempre di pregare! E sta sereno. Sono convinto che il Signore ci salverà presto da questo brutto male. Oggi ti ricordo in modo particolare nella Messa. Questi pensieri… lasciali che non ti aiutano ad avere forza, adesso. Un abbraccio forte e ti benedico”. E così trovai un grande conforto!

Ma chi dice che siamo stati menomati noi cristiani dalla chiusura delle Chiese? Che stupidaggine cari fratelli! L’edificio è chiuso ma si è aperto il Cuore! E ci voleva davvero! Per poter “essere” e non “apparire”! Era il tempo di tornare alle lettere consolatrici di Paolo alle genti! Ora prendevano forma su Whatsapp o con sms! La provvidenza! La cara provvidenza!

Mi è stato chiesta la mia esperienza come medico: è questa che ho scritto! Non ha una risposta, solo una grande enfasi della fragilità umana, e la “paura”, la stessa di tutti! Perché il virus ha levato le differenze fra noi. Non c’è differenza di stato sociale, erudizione, ricchezza o cultura davanti alla morte! Siamo tutti uguali! La differenza la fa il saper chiedere con insistenza: “resta con noi” ti prego, perché abbiamo paura, ti prego, “resta con noi”!

Questa rimane l’unica richiesta consolatrice, perché la risposta del Signore è certa! Perché so che Lui in tutte queste sere, quando glielo chiedo a casa stanco e preoccupato, mi risponde sempre: Eccomi, son qua, tranquillo, Pace a te! So che al momento ultimo, quando Dio vorrà, ascolterò soave nelle mie orecchie di peccatore : “oggi sarai con me in Paradiso”!
Non abbiate dunque paura perché noi siamo fortunati ad avere Lui come amico! La tristezza non può prevalere perché la Gioia della Resurrezione deve inondarci continuamente e proprio ora e nei momenti più bui. Grande Pasqua quella del 2020! Che mirabile disegno di Dio averci lasciato fuori dagli edifici ma mirabilmente uniti nello Spirito Santo che avevamo forse dimenticato! “…Ma essi insistettero: ‘Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto’. Egli entrò per rimanere con loro…”.

(Giuseppe Curciarello SOS Ematologia Clinica ed Oncoematologia USL Centro Toscana -Firenze)