Prove generali di carità

Davvero la pandemia ci ha reso tutti più buoni? Sul serio il periodo di forzata quarantena è servito per capire ciò che per noi ha più importanza? Probabilmente questi sono luoghi comuni e semplificazioni esagerate. Pie speranze, forse. Sicuramente, però, il clima di unità, di comunità, di vicinanza gli uni agli altri vissuto in quelle lunghe settimane è uno dei frutti più belli del lockdown che più volte mi ha fatto tornare alla mente le parole degli Atti degli apostoli  “erano assidui nell’unione fraterna”….

 

Le parrocchie di Ponte a Greve e Legnaia organizzano durante la pandemia un servizio a domicilio di generi di prima necessità.

ERANO ASSIDUI NELL’UNIONE FRATERNA…

Eravamo proprio nei primissimi giorni del lockdown e subito abbiamo iniziato a preoccuparci per gli anziani della nostra zona, i più fragili, i più esposti al rischio coronavirus. Come faranno per la spesa al supermercato? Come faranno per le medicine in farmacia? Chiusi in casa, con i nostri computer, abbiamo iniziato a telefonarci (anzi a videochiamarci) per provare ad organizzare rapidamente un servizio indispensabile.

In quei giorni tremendi, in cui il nostro paese per primo stava affrontando la pandemia, il mio telefono squillava da mattina a sera; dall’altra parte della cornetta le voci spesso impaurite ma comunque serene e piene di gratitudine dei “nonnini” e delle “nonnine” che ci chiedevano la spesa, che ci ringraziavano per il farmaco arrivato a casa o che avevano solo bisogno di due chiacchiere. Per me e per tanti giovani che hanno vissuto insieme a me l’esperienza di servizio agli anziani, l’emergenza coronavirus ha la voce e il volto di Piera, Loredana, Anna, Luigi, Maria, Andrea e di tanti tanti altri.

Abbiamo sentito i nostri parroci, iniziato a coordinarci con i referenti di ogni parrocchia, ottenuto l’importantissimo aiuto delle istituzioni del quartiere e della Rete di Solidarietà. Nel giro di un paio di giorni, contattando anche i vari supermercati e le farmacie di zona, grazie all’aiuto di tanti e partendo praticamente dal niente, il servizio era pronto.

Adesso era il momento di trovare i volontari. E questa è stata la parte più semplice. Non appena abbiamo iniziato a spargere la voce che servivano dei giovani per i servizi di spesa agli anziani…. le candidature sono giunte numerose e sono continuate ad arrivare per tutto il periodo del lockdown. Che gioia! E dire che si trattava di un servizio “delicato”: per tutti i volontari che uscivano erano previste normative rigorose, permessi speciali per muoversi, attenzioni particolari per evitare il minimo rischio per gli anziani che si incontravano. Per i nostri giovani quel piccolo ma delicato servizio è stato fonte di grande gioia.

Man mano che il numero di telefono dedicato iniziava a diffondersi, ogni giorno arrivavano sempre più richieste: 10, 15, 20, 30 servizi al giorno. All’inizio eravamo davvero in crisi per la mancanza dei famosi dispositivi di sicurezza: guanti, gel per le mani e soprattutto mascherine erano introvabili. E qui un’altra bellissima magia della quarantena. Le signore anziane che durante tutto l’anno sono sempre impegnate nei servizi in parrocchia o alla Caritas… potevano forse stare con le mani in mano?! Seppur chiuse in casa e obbligate a non uscire si sono reinventate sarte e hanno iniziato a produrre mascherine di stoffa. I nostri volontari hanno così cominciato a sfoggiare coloratissime mascherine che da subito sono diventate oggetto di gran moda.

Gli anziani a cui offrivamo il nostro servizio ringraziavano i nostri giovani come potevano: c’era chi lasciava un’offerta per le necessità dei più poveri, chi prometteva, commosso, di pregare per tutti noi, chi si metteva a cucinare e regalava succulenti manicaretti. Quanta generosità! Quanto spirito di unione e di collaborazione! Seppure distanti fisicamente, mai così vicini. Settimane intense, da un sapore irripetibile, fatto di tanti sentimenti contrastanti. In uno dei momenti più difficili della nostra storia, anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo potuto toccare con mano la grande generosità di cui il nostro popolo è capace.

 

Calenzano col suo Centro di ascolto

NESSUNO PUÒ DIRE: “IO NON HO BISOGNO”.

Il coronavirus ha fatto aumentare in maniera esponenziale le persone che hanno bussato alla porta del nostro Centro di Ascolto di Calenzano, vecchie conoscenze e persone della porta accanto; questo ci ha messo a dura prova ma con dedizione, amore ed accoglienza abbiamo cercato di far fronte a tutte le loro necessità. Abbiamo letto, negli occhi di molti di loro, vergogna, paura ma soprattutto tanta incertezza nel futuro. Abbiamo cercato di nascondere la nostra, infondendo serenità, speranza ma soprattutto ascoltandoli, facendoli sentire meno soli e cercando di lenire i vari disagi che la pandemia stava portando.

Ora molti di loro hanno ricominciato, a piccoli passi, a lavorare e sono tornati ad una fase di quasi “normalità”, ma non si sono dimenticati di noi, specialmente i più giovani, che si sono offerti di far parte della nostra realtà fino ad allora sconosciuta, perché si sono resi conto che nessuno può dire: “io non ho bisogno”. L’aiuto che ricevi è un miracolo, un raggio di sole dopo una forte tempesta che ha dilaniato e messo a dura prova oltre che il fisico, lo spirito, rinnovando e riscoprendo la continua fiducia nella cura che il Padre nostro celeste ha sempre nei riguardi di tutte le sue creature, figli e figlie suoi.

Noi abbiamo preso coscienza, in un tempo di quarantena, dei limiti delle nostre iniziative e delle nostre possibilità fisiche, ma anche della responsabilità di rispondere, di condividere quello che possiamo. Profondamente coscienti dei tanti doni che il Signore ha elargito a ciascuno, nasce spontaneo, pena l’alienazione del nostro essere, il nostro contraccambiare e condividere in nome Suo.

 

Il Vicariato di Sesto Fiorentino coordina una rete di emergenza per chi è solo o fragile

UN’ ALLEANZA TRA GENERAZIONI

Se da un lato il covid-19 ha fatto emergere nei nostri territori nuovi bisogni, costringendo molti a rivolgersi ai centri Caritas delle parrocchie per chiedere aiuto alimentare e sostegno economico, dall’altro ha scosso le coscienze, ha mosso la sensibilità dei parrocchiani: singoli che hanno donato denaro, come pure carrelli con la spesa, il macellaio che ha offerto carne per chi era veramente nel bisogno. Questi sono i segni che vengono dal cuore dell’uomo bisognoso di donarsi. In seguito agli aiuti economici destinati dallo Stato ai Comuni, la nostra parrocchia di San Martino a Sesto Fiorentino, in collaborazione con tutte le altre del Comune, è stata chiamata a gestire le risorse pubbliche e per far fronte a questo impegno, per la gestione di un flusso almeno doppio rispetto al passato, è stata costretta a trasferirsi nel vicino teatro San Martino.

Questo incremento di dimensioni ha richiesto una ristrutturazione del servizio distribuzione, reso ancor più complesso dal fatto di dover applicare misure preventive per evitare contagi.

E’ stato necessario quindi ricorrere alla tecnologia per la gestione, creando un database unico per tutte le parrocchie per rendicontare il servizio ed un’organizzazione poderosa fatta sia di persone che già in precedenza svolgevano questo servizio, sia di una folta schiera di giovani che si sono dimostrati il punto di forza e la vera novità che la pandemia ha portato: valorizzare una possibile “alleanza tra generazioni” nel fare e nell’essere volontari per aiutare il prossimo.

Questa pandemia ci ha tolto l’illusione di avere il controllo su tutto e ci ha restituito la possibilità di aver fiducia nei giovani e quindi la speranza in un futuro migliore.

 

Il periodo di quarantena forzata è fortunatamente finito e si spera non debba tornare più. Da quei giorni così forti emotivamente dobbiamo però imparare qualcosa, evitando di far finta che nulla sia successo. Al di là di quanto ognuno di noi assimilerà nel proprio cuore, è importante non disperdere lo spirito di unione e carità che ha unito il nostro quartiere, le nostre parrocchie; proviamo davvero a mettere in atto quanto facevano le prime comunità cristiane.  Potremo essere una comunità e una chiesa un po’ migliori solo se con umiltà e coraggio impareremo dal passato, vivendo appieno il presente per costruire un futuro di speranza e di unità.