Pregare e vivere in famiglia, ascoltare lo spirito, riscoprire la carita’ e… ringraziare la tv

Pensieri, esperienze, riflessioni del popolo di Dio in Monticelli in tempo di pandemia

  • Ho celebrato la domenica in famiglia guardando la Messa alla televisione, cercando di vivere la festa come prima del lockdown; ho avuto l’opportunità di ascoltare omelie bellissime: mai come ora abbiamo percepito la televisione come un servizio davvero pubblico. Cosa mi è mancato? Sicuramente l’incontro con Gesù nell’Eucarestia, non ho dubbi.

 

  • Cosa ci è mancato? In primis la impossibilità di ricevere l’Eucaristia e poi tantissimo la mancanza della celebrazione insieme alla comunità, perché la Messa senza condivisione fraterna perde moltissimo. Nel tempo dell’isolamento non abbiamo frequentato i social perché non è nostra abitudine, ma abbiamo tratto molti spunti di grande spiritualità dalle Messe mattutine di Papa Francesco a Santa Marta.

 

  • Per noi questo periodo è stato come un test, che con i bambini non avevamo ancora fatto. Nonostante le difficoltà che la reclusione ci ha messo di fronte sono molto felice di dire che in fondo, a noi la situazione ha fatto bene dal punto di vista dei rapporti, sia tra me e mia moglie, sia con i bimbi. Abbiamo potuto assaporare il vero stare insieme senza avere sempre la testa da altre parti, senza avere i minuti contati, senza preoccuparci del dopo. Anche se all’inizio è stata dura con i bambini, alla fine vederli felici insieme a noi ci ha resi orgogliosi della nostra famiglia. Ci è dispiaciuto però che i nostri bambini si siano allontanati dal mondo esterno e da quelle istituzioni alle quali volevamo che si avvicinassero; inoltre essi hanno dovuto rinunciare all’affetto dei nonni: è stato a tratti straziante vederli correre chiamando i nonni ogni volta che suonavano alla porta o squillava il telefono. L’incontro avvenuto appena abbiamo potuto portarli da loro è stato una delle cose più belle successe ultimamente.

 

  • Contemplare… dover accettare di non potere e non rinunciare a quel che si può fare. Riaffermare la propria vicinanza proprio ai lontani.
    Vivere… appieno l’occasione del tempo che forzosamente ci è dato come un dono grande. La vicinanza dei figli e della moglie, parlare tanto intorno alla tavola, previlegiare i momenti insieme. I figli hanno preferito la celebrazione domestica alla Messa in TV.
    Fare… far propria la difficoltà del vicino, l’anziano, il solo dove e quando possibile. Sostenere le attività economiche del vicinato, sostenere e promuovere quelli che per primi sono andati in difficoltà.
    Pregare… fare posto alle persone care, vicine e lontane, fare posto alle loro storie.
    Confidare… il Regno di Dio è all’opera. Tanti hanno dato molto di sé.
    Caritas, Banco Alimentare, Associazioni, Hospital Clinic, Infermieri, Medici
    Formarsi… letto tanto, ascoltato tanto, sfruttato il tempo per riallacciare legami
    Ascoltare… il corso online del Vicariato, che ha attivato una dinamica di curiosità e ricerca; i messaggi e le preghiere di amici vicini e lontani
    Preparare… pensare al dopo, cosa c’è da fare nella Chiesa, come farlo, cosa cambierà
    Riflettere… cosa abbiamo imparato in questa lunga Quaresima, cosa ci è mancato, cosa abbiamo potuto aggiungere
    Guardare … le dinamiche sul lavoro, uno spaccato della società.

 

  • Io e mia moglie abbiamo celebrato la domenica ed i giorni feriali con le Messe e le preghiere, specie il s. Rosario, trasmessi dalla TV. Non era esattamente come nel tempo “ante-pandemia” ma, sinceramente, fatta rapidamente l’abitudine, non ci è mancato niente! Forse perché, con mia moglie, cercavamo di non dare per scontato nulla del nostro rapporto, al fine di mantenerci ad un certo livello spirituale fra noi due, in modo che, se Gesù fosse stato presente come nel cenacolo fra i discepoli impauriti, potesse dirci: “Pace a voi”. Abbiamo capito che Dio “abita” nell’ amore reciproco e che se anche ricevessi nelle specie l’Eucaristia ma non ci fosse questo amore vicendevole fra noi sposi, così come nella comunità ecclesiale e civile, l’Eucaristia non produrrebbe nessun effetto. Per questo motivo ho detto che non ci è mancato niente, nemmeno il rapporto umano che abbiamo costruito nella nostra comunità parrocchiale: infatti, ritornando alla prima Messa dopo il lock-down, ho avvertito che ritornavo “in famiglia”, segno dell’impegno di tutti per fare questa famiglia! Abbiamo sfruttato ed imparato ad usare nuovi mezzi di comunicazione; abbiamo così seguito anche conferenze di varie tipologie: educazione, economia e lavoro, famiglia e società. All’ inizio pensavamo che non potessero essere di grande aiuto ma, invece, hanno supplito in gran parte alla “prigionia coatta” e ci sono state molto utili. Imperdibili ci sono sembrate le Messe feriali delle ore 7 del Papa, in diretta da S. Marta, così come il Rosario di mons. Comastri dal Vaticano, non tanto per la maggiore “profondità” teologica o la sapienza intellettuale, ma per la percezione di cuore e di vita che traspare da questi personaggi, testimoni, non solo maestri!