I frutti di una “chiesa domestica”

Con tanto tempo a disposizione, il rischio di perdersi in paure, ansie e litigi è stato forte, ma abbiamo lasciato spazio a Dio e la separazione fra sacro e profano nella nostra vita si è attenuata, la “chiesa domestica” ha portato frutti. Abbiamo sperimentato che se il tralcio resta attaccato alla vite…

Inizio del lockdown: il tempo libero a disposizione in gran quantità (senza nipoti e senza impegni scolastici) poteva essere occasione di letture, riflessioni, approfondimenti oppure poteva caricarsi di inquietudine, preoccupazione, ansietà per la paura della malattia (avevo anche qualche sintomo sospetto) e litigi con la moglie.

Ciò che ha messo ordine nelle nostre giornate è stata la preghiera: abbiamo lasciato spazio a Dio, cominciando dalla Messa del Papa delle sette del mattino e continuando con la liturgia delle ore e il rosario quotidiano. La separazione fra sacro e profano, che contraddistingue spesso la nostra vita cristiana, si è attenuata: non è che tutto sia diventato sacro, come dice il curato di campagna di Bernanos, le nostre fragilità e i nostri difetti hanno preteso il loro spazio, ma i frutti di questa “chiesa domestica” non sono mancati, trasformando questo periodo oggettivamente difficile in un tempo di crescita umana e spirituale. E’ stata per me e mia moglie un’ulteriore conferma di ciò che abbiamo sperimentato più volte e che tuttavia spesso dimentichiamo o trascuriamo: se il tralcio rimane attaccato alla vite, la linfa di Cristo non può mancare in qualsiasi condizione di vita.

Pietro Clementi
Vicariato di Pontassieve.