Fare chiesa durante il lockdown

Nonostante l’impossibilità di incontrarsi di persona, a s. Donnino si è pregato e fatto comunione, grazie al tempo dedicato alla spiritualità e con il supporto delle tecnologie informatiche.

 

Il periodo che ci auguriamo di esserci lasciati pian piano alle spalle è stato doloroso, sia sotto l’aspetto materiale che sotto quello più specificamente umano. Tuttavia, la mia esperienza personale mi fa ripensare a tanti spazi e momenti che ho potuto dedicare alla mia casa, alla mia famiglia, alla preghiera, sia intima e personale, che comunitaria, grazie a una piattaforma informatica utilizzata nella mia Parrocchia. Quasi fisso per me è stato anche l’appuntamento con la Messa delle 7 del mattino celebrata da Papa Francesco a Santa Marta e attesa come momento significativo e prezioso per dare inizio alla giornata.
Sulla piattaforma ho partecipato alla liturgia festiva e quando mi è stato possibile al rosario del martedì e venerdì; ho incontrato, insieme a un’amica catechista, ogni domenica mattina, con gioia, alle 11.30 il gruppo dei bambini del catechismo che in quest’anno pastorale hanno rinunciato alla Prima Comunione.
Ecco, appunto l’Eucaristia, la grande rinuncia di questo momento.
In sintesi, grazie alla tecnologia, abbiamo potuto vivere significativi momenti di preghiera e non interrompere il contatto visivo col gruppo dei bambini e tra noi parrocchiani: abbiamo potuto incontrarci, unirci in preghiera, grazie ad alcune delle nostre care donne che guidavano la preghiera. Un saluto, una battuta, un commento…momenti che sono stati preghiera ma anche altro ed hanno sostenuto molti aiutandoli a superare la solitudine imposta dal lockdown.

Personalmente ho riscoperto la preghiera, tante volte trascurata in giornate spese a rincorrere tante cose. Lavorando da casa, sono una maestra di scuola primaria, pur con orari strani e complicati e passando tante ore davanti allo schermo di un p.c., ho avuto voglia e bisogno di placare l’ansia di questo tempo pregando. Così come accaduto ad altri, che lontani dalla chiesa e dalla preghiera comunitaria, mi hanno confidato di averla riscoperta nella sua dimensione individuale. L’auspicio è che questo percorso continui anche adesso che abbiamo ripreso le Celebrazioni in presenza.
Insomma, nella mia parrocchia, il parroco con alcuni collaboratori, mediante l’attivazione di una piattaforma informatica, ci ha consentito di continuare ad essere una comunità e chiunque di noi abbia voluto non si è sentito solo.
Per il futuro credo sia importante incentivare e promuovere gruppi di preghiera e di catechesi così da favorire la riflessione e lo scambio.