Testimonianza di questi tempi pandemici da Castelfiorentino

Durante la pandemia, “il Paradiso nel cuore”

Fuori è silenzio. Non ci sono macchine, persone, i rumori di tutti i giorni: non c’è più vita. In questo silenzio ho riscoperto me stessa, ho cercato l’essenziale. Dal periodo pandemico è nato “il Paradiso nel cuore”.

 

Questa mattina mi sono alzata presto, molto più del solito. Come sempre ho aperto tutte le finestre di casa e l’aria fresca, quasi frizzantina, delle prime ore del giorno finisce di risvegliarmi piacevolmente.
La luce del sole che aumenta mi rasserena, la natura che ho di fronte riprende i suoi colori, allontanando una sensazione di ansia insinuatasi in tutti per colpa della presenza di un parassita, il virus Covid-19 che può aggredirci fino a morire.
Davanti a me c’è una delle più belle piazze di Castelfiorentino. Ciò che vedo sembra il dipinto di una mano sapiente: il contorno della piazza rettangolare è fatto da case solide, in lontananza una corona di piccole colline punteggiate da casolari, il campanile della chiesa parrocchiale, Santa Verdiana, il palazzo imponente della scuola elementare e un cielo bellissimo, azzurro, con le solite nuvolette bianche che lo ricamano festosamente.
Bevo il caffè in silenzio davanti a questo splendore. Ascolto con gioia i rintocchi delle campane che all’ora esatta delle funzioni suonano, anche se, in questi giorni, la chiesa è deserta, non ci sono i fedeli e c’è tanto silenzio intorno: la pandemia in atto ha sconvolto la nostra quotidianità anche nell’essere chiesa.
Siamo tutti chiusi in casa. Fuori non ci sono macchine, persone, i rumori di tutti i giorni, a cominciare dal vocio simpatico dei bambini che si affrettano verso la scuola: non c’è più vita.
Le notizie televisive sono disastrose: altissimi i numeri dei contagiati, dei malati gravi e dei morti.
Non ultimo inizia il disastro economico dell’Italia.

Il mio pensiero va agli amici ospiti nelle tre case di riposo del paese, improvvisamente privati del contatto umano di parenti e volontari di cui anch’io faccio parte, l’AVO. Li abbiamo lasciati con un grande sorriso e, come sempre, ci hanno risposto con la frase più bella da sentirsi dire: torna domani, noi ti aspettiamo.
Il nostro non è un volontariato del “fare” ma dell’“essere” a tutto tondo e l’amore donato è al primo posto. Questa spinta emotiva è una misura che rende i piccoli gesti efficaci, credibili e familiari. Noi per loro siamo come un mazzolino di fiori profumati che tutti i giorni li riempie di gioia, stupore e li rasserena.

Personalmente non ho avuto mai una grandissima paura, perché mi sono letteralmente immersa nella preghiera. In controtendenza con gli altri è stata ed è una bellissima esperienza, quasi degli “esercizi spirituali pandemici”, come dice un’amica.
Nel silenzio, vivo sola, ho riscoperto me stessa, facendo un bilancio della mia vita. Ho avuto un vivere bellissimo, pur con i soliti piccoli inciampi che non mancano per nessuno.
In questo tempo di isolamento ho vissuto cercando l’essenziale, ma sperando di arricchirmi sempre più nel camminare sulla strada stretta, portando le croci che Gesù mi affida per stare con lui.
Ho trasformato la mia casa in un piccolo “monastero” dove vivere e ringraziare del bello che mi rimane da gustare nella vita e dove prego e rifletto. In seguito, ancora non ci sono riuscita, vorrei davvero che da me venisse chi desidera avere un rifugio dove pregare insieme.

Nel periodo pandemico un grande aiuto c’è stato per tutti da parte della Chiesa: la lettera pastorale del Vescovo, le omelie bellissime di Papa Francesco nella Santa Messa in Santa Marta, i rosari comunitari recitati con grande devozione verso Maria, la Madre Amata.
Il nostro proposto Don Alessandro Lombardi non ci ha mai abbandonato, riunendo la nostra comunità in preghiere, azioni liturgiche, Sante Messe inviate dalla cellina di Santa Verdiana.
Il periodo pandemico quindi mi ha permesso di continuare ad approfondire il cambiamento spirituale nella mia vita.
Non voglio parlare di conversione, non sono mai stata lontana dalla fede cattolica, ma di un cammino diverso che auguro a tutti, perché è “il Paradiso nel cuore”.